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Cheers
Annalisa (Nalis) Merelli
10 April, 2006

Preparare un finale ad effetto per le cose serve a tenere sotto controllo il destino.
Però non è una buona idea: la vita ha sempre la meglio sui tuoi progetti. Puoi decidere tutto dall’inizio ma basta una piccola distrazione che è la realtà a fregarti e tutto finisce. Il problema non è la fine in sè, è il modo in cui succede. In silenzio, senza nessun fuoco d’artificio.
Quindi tanto vale non dare importanza alle cose, non dargliene mai, è tempo perso.
Come è successo con questa bottiglia.
“Champagne francese, ma sei impazzito?” Gli avevo detto circa un quarto di secolo fa. Distrutta e felice, me l’ero visto arrivare all’ospedale vestito in modo improbabile, in tutta la sua inconsapevole bellezza.
Sorrideva e teneva in mano quella bottiglia. Amavo il suo entusiasmo.
“Solo il meglio per questa bambina.”
Nostra figlia.
La sua idea di “meglio” includeva una bottiglia costosa piena di bollicine che decidemmo di stendere in cantina: sarebbe stata la bambina ad aprirla, diciotto anni dopo.
Diciotto anni sono molto tempo.
Io sono invecchiata, lui non ne ha avuto l’occasione.
È uscito di casa un mattino per lavorare ed è rientrato il giorno dopo, tra le pagine della cronaca nera.
E quando Caterina, a 18 anni, si è trovata di fronte alla bottiglia da stappare, ha deciso che non era ancora ora. Che avrebbe aspettato un momento migliore.
Festeggiammo la laurea.
Festeggiammo la specializzazione.
Festeggiammo il primo contratto di lavoro.
Ogni volta mettevo in tavola la bottiglia di champagne, sempre più vecchia, e ogni volta la riportavo in cantina.
Mia figlia rimandava in attesa di raggiungere obiettivi più importanti. Adoravo la sua ambizione e allo stesso tempo mi commuoveva l’importanza che attribuiva a quella storia. Avevo la sensazione in qualche modo confortante che quella bottiglia sarebbe stata chiusa per chissà quanto, che il momento giusto non sarebbe mai arrivato.
Mi sbagliavo.
Oggi ho gente a pranzo. Fretta e troppe cose da fare. Finisco sempre con l’agitarmi.
Finito il pranzo decidiamo di stappare una bottiglia, senza una vera ragione, così chiedo ad un’amica di andare a prendere lo spumante che ho comprato e messo in cantina. Lei sale, me lo mostra e mi chiede se ha preso quello giusto. Lancio un’occhiata mentre scelgo i bicchieri da portare in tavola. “Sì, sì”, dico. Cin cin.
Caterina rientra che tutti se ne sono andati. La tavola è ancora da sparecchiare, si offre di darmi una mano.
“Mamma!” La sento dire ad alta voce dalla cucina, “ma questa…” entra tenendo in mano una bottiglia di champagne francese vuoto.
“È quella…”
Provo a dire che no, che ne ho comprata un’altra, che non è come pensa. Vorrei convincere me prima di lei. La verità era che mi sono confusa, ero distratta, non ci ho pensato. Come ho fatto?
Mia figlia mi urla dandomi della superficiale e chissà, può avere ragione. Piange. Irrimediabile, la storia della bottiglia è finita in silenzio, nelle mani sbagliate, svuotata di un senso che non tornerà più indietro.
È ridicolo ma sembra una grande disfatta.
“Ma sai che ha perfino perso sapore in tutti questi anni?” dico a Caterina, senza un vero perché. È la prima cosa che mi viene da pensare.
“Non essere ridicola”, mi risponde lei. Asciugandosi gli occhi, sorride.


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Preparing a sensational ending for the things keeps our destiny under control.
However it’s not a good idea: life always gets the better of your projects. You can decide everything from the start but just a little distraction makes reality cheat you and everything finishes. The problem isn’t the end itself but the way it happens. In silence, without fireworks.
So don’t give importance to things, don’t ever do it, it’s just a waste of time.
Just like what happened to this bottle.
French Champagne, what are you crazy? I exclaimed almost a quarter of a century ago. Exhausted and content, I saw him at the hospital dressed in an improbable manner and unaware of his handsomeness.
He was smiling and holding the bottle in his hand. I loved his enthusiasm.
Only the best for this little girl.
Our daughter.
His idea of the ‘best’ included an expensive bottle full of bubbles that we decided to store in the cellar: our daughter would open it eighteen years later.
Eighteen years is a long time.
I’ve gotten older, he didn’t get the chance.
He went out to go to work one morning and he came back the next day in the obituaries.
So when Catherine was 18 she found herself in front of the bottle to be opened but decided that it still wasn’t the right time. She would wait for a better moment.
We celebrated her college degree.
We celebrated her specialization.
We celebrated her first work contract.
Each time I would put the ever ageing bottle on the table and then take it back to the cellar.
My daughter was postponing it in view of more important achievements. I adored her ambition but at the same time I was moved by the importance she gave to this story. I had the feeling that the bottle would not be opened for who knows how much longer and that the right moment would have never come.
I was wrong.
Today I’m having friends over for lunch. In a hurry with too many things to do. I always end up getting nervous.
Once lunch is over, we decide to toast so I ask my friend to go and get the Champagne I bought and put in the cellar. She comes back up, shows the bottle to me and asks me if it’s the right one. I give it a glance while choosing the glasses to put on the table and say yes, yes. And cheers.
Catherine comes back when everybody else has gone. The table still has to be cleared and she offers to help me.
Mother! I hear her shouting from the kitchen, but this….and she comes in holding the empty bottle of French champagne.
It’s that one...
I try to say no, and say that I bought another, that it isn’t what she thinks. I would like to convince her but I still have to convince myself. The truth is that I’m confused; I did it inadvertently, without thinking. How did I do it?
My daughter starts shouting and says I’m superficial and maybe she’s right. She cries. Irreparable, the story of the bottle that ended up in the wrong hands is reduced to silence, deprived of a meaning that will never come back. It is ridiculous but it seems like a great loss.
But do you realise it has even lost its taste in all these years? I tell Catherine without any reason. It’s the first thing that comes to mind.
Don’t be ridiculous, she replies drying her tears with a smile.



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