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Venice, an abandoned town, could be Benetton's new patron

Venice, an abandoned town, could be Benetton's new patron

Major Cacciari has suggested Benetton to act as Venice's new patron

"Venezia citt abbandonata Benetton, batti un colpo"

VENEZIA - «Dove sono i grandi mecenati, i Volpi, i Cini, gli Agnelli, o, almeno, per stare ad oggi, i Tronchetti Provera e i Benetton?»
Per il sindaco-filosofo Cacciari, il problema di Venezia è trovare un mecenate e il MoSE non serve ma sar fatto.

From La Repubblica 30.11.2005

Massimo Cacciari, il più filosofo tra i politici e il più politico tra i filosofi, oscillante - come dice qualcuno - tra Marx e Nietzsche, lancia un grido di dolore e denuncia la mancanza di un mecenate, dopo la Finanziaria dei tagli agli enti locali che considera «l'ultima malefatta di Berlusconi».
Il taglio a Venezia affossa la salvaguardia, svuota le casse comunali, per puntare tutto sull'»opera di regime», il Mose, le dighe mobili che dovrebbero difendere la citt dall'acqua alta, di cui il premier, dopo una diatriba ventennale, tra squilli di tromba, pose la prima pietra insieme al ministro Lunardi.
Sindaco Cacciari, è uno schiaffo alla miseria: possibile che una citt come la sua, seduta su una miniera d'oro, si faccia dire dall'"Economist" che Venezia è il simbolo della decadenza dell'Italia, della "Dolce vita" perduta, e che un sindaco come lei, se permette dotato di rilevante autostima, abbia bisogno di un mecenate per sopravvivere?
«La citt ha un livello di reddito reale secondo a poche altre, diciamo un miliardo di euro all'anno ufficiale derivante dal turismo, che piove su 25 mila addetti. Ma questi soldi sono dispersi in una miriade di piccole attivit ».
E allora? «Allora il Comune deve gestire una citt di 80 mila abitanti, che in realt col turismo ne ha 150 mila, senza ricavare alcun beneficio per la salvaguardia, la manutenzione, la pulizia. Sono solo costi».
Ma avete il casinò.
«Anche lì abbiamo una flessione del reddito, perché lo Stato ci fa una concorrenza spietata con giochi di tutti i tipi».
Per questo lei sente la necessit di un mecenate?
«Ci manca un interlocutore-leader. L'ultimo fu Raul Gardini, che è finito come è finito. Ci manca un grosso referente economico, finanziario, industriale, quello che per Torino fu Gianni Agnelli e che per Venezia furono Volpi e Cini».
Ma i tempi, sindaco, sono cambiati. Nessuno d più niente per niente, in pura perdita, ammesso che sia mai accaduto.
«Prenda le fondazioni bancarie. Io vedo, per esempio, che la Cassamarca investe bei soldi su Treviso. Qui a Venezia la Fondazione della Cassa di risparmio è piccola, non ha una lira. Prenda Veltroni. Fa un festival del cinema e trova su subito 9 milioni di euro. A me ci vorrebbero 9 milioni di anni».
Teme la concorrenza cinematografica di Veltroni, finanziato da Regione, Camera di commercio e dal presidente di Capitalia Geronzi, ora che le hanno tagliato anche i fondi per la Biennale?
«Ma no, ne faccio una questione di crisi di classe dirigente. Il festival di Roma non è una minaccia, è una manifestazione popolare, non una mostra d'arte come la nostra. Da noi Truffaut, a Roma James Bond».
E allora il rimpianto per Volpi e Cini?
«Volpi e Cini nel bene e nel male. Le partecipazioni statali, alla fine, sono state un disastro, non hanno fatto crescere una classe economico-finanziario-industriale capace di affrontare le sfide di una citt pazzesca. Ora forse qualcosa si muove con l'intervento dei privati su Marghera, l'aeroporto, il Lido, il palazzo del Cinema, l'Arsenale. Noi ce la mettiamo tutta, nonostante le penalizzazioni del governo, che ha eliminato ogni parvenza di autonomia, in onore forse alla pseudo-devolution di Bossi».
Dice che vi penalizzano perché siete politicamente disomogenei alla maggioranza di governo?
«Dico che al Mose hanno stragarantito una corsia preferenziale in modo che si pappi tutti i soldi della salvaguardia. Se la priorit del governo è quella, non si fa la salvaguardia».
Ha suscitato scandalo che lei abbia scritto una lettera di protesta bipartisan insieme al presidente forzista della Regione, Giancarlo Galan, che pure, diversamente da lei, al Mose è favorevole perché illustra le magnifiche sorti e progressive del governo Berlusconi.
«E perché? Il Mose è ormai un dato di fatto, anche perché è gi costato un migliaio di miliardi di ex lire. Ma io dico che col Mose tutto il resto finisce in cavalleria».
E lei il Mose continua a vederlo come il fumo negli occhi?
«Non sono un ingegnere idraulico, ma non ci vuol molto a capire che se nell'arco di 30-40 anni il medio mare s'innalza di 40 centimetri, come dicono gli esperti, entro il secolo Venezia sar comunque sommersa per quattro mesi l'anno. Stivaloni e sempre stivaloni. Allora che senso ha investire 8 mila miliardi di lire o quel che sar in un'opera inutile entro una o due generazioni? Meglio allora il Ponte sullo stretto di Messina che, se mai si far , durer per secoli. E poi chi pagher la manutenzione delle dighe che, sempre in lire, coster 50-60 miliardi l'anno? Altro che la Finanziaria di quest'anno. Sar sempre una guerra».
Quindi lei preferirebbe sollevare la citt con iniezioni d'acqua o sollevando i palazzi con pali di ferro, calcestruzzo e martinetti?
«Voglio solo informare tutti i cittadini sui molti progetti alternativi. Rotterdam, con un problema analogo, ha fatto un concorso di idee. Così si fa in tutto il mondo. Non si va per progetti esecutivi».
Pensa che se il centrosinistra vincer le elezioni sar possibile una marcia indietro sul Mose?
«Non credo che il centrosinistra possa più stravincere. Il Cavaliere, stando fermo e senza colpo ferire, gli ha gi inflitto una sconfitta di 3-4 punti. Quanto al Mose, decider il nuovo governo, io mi preoccupo del fatto che la salvaguardia di Venezia oggi non è più garantita».
Sindaco, se potesse scegliere il suo mecenate?
«Benetton

Originally from
ReBlogged by silvia on Dec 19, 2005 at 06:37 PM Posted by silvia on Dec 19, 2005 at 06:37 PM

Comments

INTERVISTA AD ANTONELLO DE PIERRO
Da Napolitano alle liti per le poltrone nel governo Prodi, all’Iraq, al sistema elettorale, all’economia.Il ''depierro pensiero''.

Angelo M. D'Addesio

*Iniziamo con le notizie politiche di questi giorni. La scelta di Napolitano come Capo dello Stato è condivisibile, giusta oppure si configuravano alternative possibili e se sì quali?

Sì, penso che Napolitano sia stata la scelta giusta, a dispetto dell’anzianità, anche perché vista la situazione che si era venuta a creare non poteva essere D’Alema, l’uomo giusto, avendo fatto la campagna elettorale per un determinato schieramento. Gianni Letta è stato sempre al suo posto, ma non dimentichiamo che è stato al centro dei fondi neri dell’IRI negli anni ’70 e quindi non era una figura credibile al momento. Mi ha fatto male vedere i 42 voti a Bossi, che è leader di uno schieramento che fa i raduni sul Po e cantava con i suoi seguaci la canzone “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore…”. Parlo di Bossi perché è stato il secondo più eletto. Penso che Napolitano è una buona figura, che sicuramente riuscirà ad essere al di sopra delle parti.

*Il Governo Prodi. Dopo la vittoria risicata che durata potrà avere questo governo e soprattutto come si risolveranno i diverbi interni ai DS o il nodo Mastella-Bonino per il Ministero della difesa?

Come durata mi auguro che sia di cinque anni pieni. Diciamo che le liti sono più nell’ambito dell’Ulivo, nel partito “unico”. Sembra che qualcuno abbia attribuito a D’Alema, la frase e la volontà di una doppia vicepresidenza del Consiglio, con Rutelli. Non sarà così. La vicepresidenza andrà, a mio parere, a Rutelli. Non sono d’accordo sulla scelta di Rutelli, in tempi passati ho trovato molto da ridire sul comportamento politico di Rutelli.

*E sulla questione Bonino-Mastella?

Sicuramente vedo molto meglio Mastella alla Difesa. La Bonino alla Difesa sarebbe una scelta contraddittoria, viste le battaglie pacifiste che la Bonino ha condotto in questi anni con i Radicali, Rutelli in primis. Non dimentichiamo il trasformismo esasperato di Rutelli, dai Radicali ai Verdi, per poi genuflettersi in Vaticano, passando alla Margherita.

*Rimanendo sull’argomento pace-guerra. A fine giugno dovrebbe esserci il rifinanziamento delle missioni in Iraq ed Afghanistan. Il governo Prodi avrà la volontà di svincolarsi dalle missioni oppure seguirà i propositi del governo Berlusconi?

Io mi auguro di no. Innanzitutto la missione in Afghanistan è stata ben diversa. Quella in Iraq è stata una missione di guerra, perché gli italiani hanno partecipato a diverse operazioni di guerra.
E’ eclatante il caso di Nassiriya. Lì sono di stanza gli italiani e ci sono gli stabilimenti dell’ENI che gli italiani hanno protetto durante la missione.

*Quali sono le possibili soluzioni politiche per risolvere questi nodi cruciali legati alle missioni in Iraq?

Io spero si trovi una soluzione che non sarà comunque facile, vista la situazione creatasi in Iraq. Penso che sia però il momento di ritirare i soldati dall’Iraq. C’è da sottolineare comunque il cinismo aberrante che accompagna il cordoglio per la morte dei militari italiani, dalla tragedia di Nassiriya. Berlusconi disse all’epoca “E’ come se fosse morto mio figlio”. Suo figlio non era lì, purtroppo o per fortuna e sono parole e frasi fatte. Il fatto di considerare i morti in terminI di mera contabilità di un bollettino di guerra dovrebbe far riflettere. Dietro ogni morto c’è una tragedia familiare che segna per tutta la vita.

*Si parla di Partito Democratico e di Casa dei Moderati. Eppure le formazioni sono molto disomogenee, la sinistra radicale va per conto suo. Saranno possibili queste elaborazioni in termini bipolari e quali saranno i tempi per queste soluzioni?

E’ una bella domanda. Io sono contrario all’unione DS-Margherita. Sarebbe il tramonto dell’ideologia. Questo già esiste, però se qualcuno ha ancora delle idee, ci troveremmo di fronte ad un’unica lista formata da coloro che combattevano, verbali o meno, ovvero democristiani e comunisti, la vecchia maggioranza ed opposizione. E’ come se in futuro si unissero Berlusconi e Prodi. Dall’altro lato la Casa dei Moderati è surreale. Nel centro-destra non ci sono moderati, per il sol fatto di aver accettato l’alleanza con la Lega Nord che è sempre stata contraria e lontana dallo spirito democratico e di moderazione. Fino a quando ci saranno certe alleanze, sarà difficile una Casa dei Moderati.

*In riferimento al sistema proporzionale come le pensa?

Ecco in riferimento a ciò è bene ricordare che l’art. 1 dice che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. In realtà l’Italia è stata fondata più sul denaro, sulla ricchezza, che non sul lavoro. E’ stata più che altro una plutocrazia e non una democrazia, non di certo un governo del popolo. In questo senso la legge elettorale è stata un attentato alla democrazia. Non dare neppure la possibilità all’elettore di scegliere il proprio candidato, ma imporre candidature come quelle di Previti, peraltro arrestato in questi giorni o Dell’Utri che si è avvantaggiato di una legge ad personam, altrimenti avrebbe dovuto scontare due anni e sei mesi rende l’idea di come questa legge sia da rivedere, completamente.

*Il tema scottante del lavoro. Veltroni ha riabilitato la Legge Biagi, ha detto che è da riformare, ma non da bocciare completamente. Altri la considerano l’apice e la causa prima del precariato in Italia. Che posizione ha sulla Legge Biagi?

Non dimentichiamo che questa situazione è stata determinata in parte dal centro-sinistra. Bisogna invertire la rotta. Non dimentichiamo che il centro-sinistra introdusse i c.d. “Co.Co.Co.”, ora spariti per fortuna, per poter pagare i periodi di prova. Gli stessi sono stati strumentalizzati, infatti circa tre anni fa si arrivò a circa 2 milioni e 700 mila Co.Co.Co. Vorrei sottolineare un evento abbastanza importante su questo argomento.

*Prego.

Al Ministero dei Trasporti c’è una centrale operativa, che risponde agli utenti che hanno a che fare con la Motorizzazione Civile, occupandosi dei dati sensibili di tutti i cittadini. Prima l’appalto del call-center era stato dato ad una ditta privata. E’ qualcosa di assolutamente sbagliato affidare i dati sensibili di milioni di italiani ad una ditta che può passare la mano ad altre ditte, in barba alla legge sulla privacy. Tutto ciò non è affidabile. Circa tre anni fa, in proposito feci una trasmissione in Radio su Radio Roma, in cui si parlava del Co.Co.Co, come incostituzionale, perché prevedeva una situazione contraria all’art. 4 della Costituzione, perché prevedeva un lavoro da dipendente con le non garanzie del libero professionista. Nel caso del Ministero la nuova ditta che venne impose questo trattamento e c’era chi lavorava lì da 15 anni ed a 40 anni si vide costretta ad accettare.

*E’ il caso di rivedere tutto, di attuare una vera riforma.

Adesso ci sono i “contratti a progetto”. C’è un futuro nel segno del precariato e dell’incertezza. Sono aumentati i divorzi e sono diminuiti i matrimoni. Questo è uno degli effetti collaterali di questa situazione. Oggi un giovane non può neppure comprare una cosa, perché è necessario impegnare una busta paga per un mutuo o un affitto. Una volta si diceva “Ho trovato lavoro” o “Sono Disoccupato” oggi si dice “Lavoro, ma non so cosa farò”. C’è una grande incertezza. Non si parla più tanto di usura in questi tempi, non so se è notato, ma anche questo è un altro effetto collaterale indiretto che bisognerebbe approfondire e che è conseguenza di tale sistema. Berlusconi aveva promesso 1 milione di posti di lavoro, ma se sono questi, ha vinto la scommessa, ma il lavoro è un’altra cosa.

*Faccio l’avvocato del diavolo. L’impresa italiana è in crisi. La concorrenza asiatica è molto forte. La grande impresa sceglie la strada della vendita o svendita o della fusione all’estero. La piccola impresa è strozzata e quindi o sceglie la strada della flessibilità o cede al lavoro nero? Cosa è meglio e cosa il peggio?

Lavoro significa stabilità futura e lavoro è un diritto costituzionale. Lo Stato ha il dovere di tutelare il lavoro, ma mi sembra che lo stia piuttosto calpestando. Un lavoratore che mette su famiglia, lavorando in tre mesi e per altri tre mesi non lavora più, può essere schiacciato dall’usura. Si parla di mobbing, senza che ci siano però una legge adeguata. Ho partecipato ad un convegno sul Mobbing, constatando che una legge seria si attende da anni. Solo la Regione Lazio ha varato una legge regionale, fu un consigliere di Forza Italia a presentarla, Claudio Fucci, ma fu bocciata dalla Consulta su istanza del Governo Berlusconi, cosa abbastanza curiosa. Tornando al mobbing, questo tipo di impostazione del sistema lavoro, presta il fianco al mobbing. Lavoratori con contratti di più durata sfrutteranno quelli con contratti precari
E’ una situazione da ribaltare, magari con incentivi alle imprese che possano assicurare contratti a tempo determinato e con grosse penalizzazioni per le imprese che mantengono la vergogna dei contratti precari.

*Passiamo alla politica estera. Si dice che il binomio Usa-Italia è destinato a concludersi con l’avvento del governo Prodi che guarderà verso altri modelli ed altre collaborazioni. E’ possibile che l’Italia si rifaccia al modello spagnolo o a quello francese, ad esempio nel campo dei diritti civili. E’ vero che finirà anche il binomio Italia-Usa.

Io guarderei prima al mio orticello. Prima risolverei i problemi interni. La Spagna di Zapatero sicuramente, per quello che si sente, sta rinascendo dopo gli otto anni di governo Aznar. Se parliamo dei diritti civili, se vogliamo chiamarli così, io posso essere d’accordo personalmente con i PACS, ma non con le unioni omosessuali. Per giunta nella cattolicissima Spagna. E’ un po’ una contraddizione. In paesi come il Brasile forse non si arriverà mai ai matrimoni gay.
Quanto al rapporto con gli Usa, spero che possano continuare, ma attenzione, devono essere rapporti di scambi reciproci e non di sudditanza. Il Governo Berlusconi si è piegato al governo degli Usa. Lo stesso partito di Forza Italia ha una visione servilistica, Berlusconi ha impostato il suo modello con gli Usa allo stesso modo, ovvero servi del volere di Bush.
Quanto ai diritti civili, gli Usa stessi hanno molto da imparare, se pensiamo agli innocenti che aspettano il giudizio solo perché non possono pagare le spese legali. Si parlava poi di mercato con l’estero. Se penso alla Cina che è lo stato che vanta al mondo il maggior numero di esecuzioni capitali. Ebbene, fino a quando non ci sarà uno standard di rispetto dei diritti umani, io frenerei l’espansione commerciale ed economica della Cina verso l’Occidente.

*Le chiederei un parere sulla vicenda Calcio. Tema banale, ma saltato agli occhi della cronaca, della politica.

Io sono sconcertato da quello che è successo. Siamo abituati a situazioni poco pulite dell’universo Calcio. Situazioni poco chiare ci sono state anche in altri sport ed in altri organismi. Il Calcio è un gioco. Quando il Calcio diventa business, con squadre quotate in borsa ed altro. Non dimentichiamo i crack di Cagnotti e Tanzi. Dove c’è business si vengono a creare situazioni che permettono alle persone di arricchirsi illecitamente. Negli altri sport non esiste ancora tutto questo. Pensiamo al Calcio dei grandi valori, al grande Torino, perito a Superga, con grandi calciatori che giocavano per un premio-partita che poteva essere un cappotto.
Questo non dovrebbe accadere. E’ il caso di fare vera pulizia e che i magistrati vadano veramente fino in fondo per punire pesantemente i reati che sono stati commessi e dare una lezione a questi signori. Fra questi c’è anche Carraro e mi dispiace che sia stato sindaco anche a Roma, una città bella, rinata. Mi fa scemare un po’ di orgoglio di essere romano.

*Ultimo punto. Cosa dovrebbe fare un governo, in questo caso, il Governo Prodi, non dico in cento giorni, ma con estrema urgenza almeno nei prossimi sei mesi. Tre priorità su cui intervenire.

Prima di tutto la scuola. Soprattutto dopo la riforma Moratti che svalutato la scuola pubblica. Bisogna dare a tutti l’accesso alla scuola pubblica, al sapere che è il segno distintivo di un popolo. Altra cosa su cui operare la sanità. Un esempio è il modello tedesco è molto avanti. Si paga una tassa più elevata, ma in Germania viene tutto rimborsato, visite private comprese. Conosco un caso spaventoso di un barbone dimenticato su una lettiga fuori dall’Ospedale di Ostia. La tutela della salute è un diritto da non calpestare che favorisce anche una società più laboriosa. Infine va rivisto completamente il sistema lavoro, a partire dalle assunzioni.


Antonello De Pierro, giornalista, direttore del portale di informazione nazionale Italymedia e da tempo impegnato nel giornalismo di denuncia sociale. Ha collaborato per “La Stampa” e “L’Opinione”, ha diretto nel 2003 il mensile “Nuove proposte” ed ha condotto programmi nel circuito tv Stream, oltre che essere un assiduo ideatore di trasmissioni per Radio Roma ed altre emittenti locali nel Lazio. Oggi è molto attivo nel giornalismo on line e nell’informazione telematica grazie al sito di informazione da lui diretto Italymedia.it

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